La quarantena vissuta in Comunità Alloggio

Qualche giorno fa Matteo Dani ha pubblicato sul giornale online Heraldo un articolo che riguarda CPL SERVIZI. Dopo averlo letto uno dei nostri soci storici ci ha scritto dicendo:

È un bellissimo esempio per chi non conosce la realtà di questi ragazzi!!

Nelle prossime righe ripubblichiamo l’articolo per i pochi che ancora non lo avessero letto e cogliamo l’occasione per ringraziare Matteo per l’attenzione e l’interesse dimostrato verso la Casa Famiglia Tizian.

Seguiamo i vip su Instagram per scoprire cosa fanno in quarantena. Facciamo torte, pizze e dirette Facebook per raccontare ogni aspetto delle nostre giornate chiusi in casa. Ci sono però tante altre realtà in grado di mostrarci un’altra faccia di questa “clausura forzata”.

Una di queste è la cooperativa CPL Servizi di San Bonifacio (VR), impegnata nel gestire la quarantena della sua Comunità Alloggio, che ospita dieci persone con varie disabilità: fisiche, mentali e psichiche. A farlo sono Luca e i suoi colleghi operatori che in questi giorni si stanno dando da fare per garantire presenza costante e, allo stesso tempo, rispetto di tutte le indicazioni di sicurezza. «Per il momento direi che la nostra quarantena sta andando bene – esordisce -, cerchiamo di portare avanti il più possibile la routine quotidiana alla quale i ragazzi sono abituati.»

La sede della CPL Servizi, che ospita la Comunità Alloggio

Una quotidianità che si traduce in laboratori e momenti di svago durante la mattinata, mentre pomeriggio e sera sono dedicate alla pulizia e sistemazione della comunità e all’igiene personale di tutti gli ospiti. Tutto come sempre quindi, o quasi, visto che si è giocoforza dovuto rinunciare alle attività lavorative che i ragazzi svolgevano per alcune ditte della zona. Fermo il mondo produttivo, ferme anche le commesse.

«In questi casi – ci spiegano – a destabilizzare i ragazzi sono soprattutto le differenze con le giornate e i ritmi tradizionali. Normalmente non sono solamente in dieci, ma hanno la possibilità di interagire anche con la trentina di ospiti del Centro Diurno per persone disabili, oltre che con tutto il resto del personale della cooperativa che, per il blocco di varie attività, ora non può essere qui. I ragazzi si sono accorti di questa differenza, è chiaro, e c’è chi chiede di amici od operatori che non vedono più. Abbiamo spiegato loro la situazione, cosa sta accadendo nel mondo, e per il momento tutti dimostrano di accettare i cambiamenti imposti.»

Ovviamente sono sospese anche le visite e gli incontri con i famigliari. «Siamo noi operatori a mantenere costanti i contatti con le famiglie. Li aggiorniamo telefonicamente o via mail sulla salute e sull’umore dei ragazzi e, con chi è in grado, facciamo scambiare qualche parola. Stiamo pensando, per i prossimi giorni, di organizzare anche qualche videochiamata con i famigliari, ovviamente con gli ospiti che possono essere in grado di gestirla e comunicare efficacemente».

Operatori e ospiti durante un evento degli scorsi mesi

Cosa succederebbe nel malaugurato caso in cui un ospite della Comunità venisse trovato positivo al Covid-19? «Per strutture più grandi, gestire quest’evenienza potrebbe forse essere più semplice, ma per realtà piccole come la nostra – continua Luca -, non sarebbe una situazione facile. I protocolli prevedono di isolare le persone positive in spazi creati appositamente all’interno della nostra struttura, garantendo però loro tutta l’assistenza necessaria. Gli altri ospiti dovrebbero restare in altre zone, e costringere una persona disabile in spazi troppo limitati non è mai facile. A questo si aggiunge il fatto che a volte, nelle strutture più piccole, trovare degli spazi da utilizzare come nuclei per l’isolamento è quasi impossibile. Per fortuna, ad oggi, siamo tutti in buona salute.»

Questa che stanno vivendo è ormai la quarta settimana di quarantena, la situazione sembra reggere, è lecito però domandarsi quanto tempo ancora questo equilibrio possa perdurare. Un interrogativo che anche gli operatori della CPL Servizi si sono posti, provando anche a fare un calcolo: per altri quindici giorni non dovrebbero esserci problemi, poi potrebbero nascere le prime problematiche. Più che altro relative alle varie visite mediche o fisioterapiche che gli ospiti devono svolgere regolarmente e che per il momento sono state sospese.

Si sorride anche in questi giorni

Se la quotidianità che i ragazzi della comunità vivono è quanto più possibile simile a quella “normale”, lo stesso non si può dire per gli operatori. Uomini e donne che durante il turno si sforzano di mostrare ai ragazzi la faccia serena della medaglia, ma che poi tornano a casa, in famiglia, confrontandosi con tutte le preoccupazioni che in questi giorni ognuno sta sperimentando. Per chi, come chi scrive, è seriamente preoccupato nel vedere la deriva presa da alcuni rami della nostra società (tralasciando volutamente il miserrimo spettacolo offerto da molti nostri politici), conciliare i due aspetti risulta davvero molto complicato.

«Per quanto possa sembrare paradossale – conclude Luca –, sono proprio i nostri ragazzi a darci l’esempio su come affrontare questa situazione. Magari chi non è abituato a frequentare Comunità Alloggio o persone disabili faticherà a credere alle nostre parole, ma ci stanno davvero regalando una bellissima dimostrazione di disciplina e rispetto delle regole. E, sapendo di certi episodi che stanno accadendo in giro per l’Italia, ci rendiamo sempre più conto che non esiste persona dalla quale non si possa imparare qualcosa, anche in periodi così difficili.»

Disciplina. Un concetto che ha sempre faticato ad attecchire alla realtà italiana. Penso a tutte quelle piccole furbizie che, giornalmente, mettiamo in atto per aggirare qualche regola o anche solo per saltare la fila alle poste. Parliamo sempre più spesso di guerra, eroi e trincee, ma forse è proprio il valore di quella parola, disciplina, che dovremmo tutti riscoprire.

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